Vita S. F. Cabrini - Ass. missione cabriniana oggi onlus

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Vita S. F. Cabrini

Chi siamo
Santa Francesca Saverio Cabrini, conosciuta più semplicemente come "Madre Cabrini" (video) è stata proclamata Celeste Patrona degli Emigranti dal Papa Pio XII l’8 Settembre del 1950, per la sua straordinaria attività apostolica in favore degli Emigranti Italiani.
Nata a Sant’Angelo Lodigiano il 15 Luglio 1850, da una modesta famiglia di agricoltori, ebbe un’infanzia improntata alla più solida ascesi cristiana sia per l’eccezionale esempio dei genitori, sia per l’ambiente religioso della sua parrocchia fortemente impregnato di sana dottrina e di accentuato senso ecclesiale, in un momento storico in cui l’anticlericalismo si diffondeva anche nei piccoli centri creando non pochi conflitti fra gli stessi credenti. La sofferenza non mancò alla famiglia Cabrini per le varie vicende: la malattia e la morte di vari fratellini (Francesca è la decima di 11 figli), le difficoltà economiche e la sua stessa costituzione fisica, fragile e precaria. Ma anche nel dolore la piccola Francesca potè crescere, aiutata dalla sorella maggiore, Rosa, che la iniziò drasticamente alla disciplina delle virtù cristiane e sostenuta anche dalla direzione spirituale degli ottimi sacerdoti che ebbe la fortuna di incontrare sulla sua strada. Maturò la sua esperienza di fede, cimentandosi nella preghiera, nella devozione al S. Cuore che contribuì ad aprirle la strada dell’Amore per Dio e per l’umanità e nella carità in famiglia e fra i poveri ammalati, spesso vittime di epidemie, coltivando ad un tempo, il sogno di farsi missionaria nelle più lontane regioni, specialmente in Cina.
Divenuta maestra, Francesca, desiderava soprattutto consacrarsi a Dio e, dopo vari tentativi falliti, dovette accettare l’incarico di insegnamento a Vidardo, per compiacere, almeno temporaneamente, quelli che lei chiamava i suoi superiori, ossia i sacerdoti che invece avevano dei progetti su di lei. Si rivelò subito intelligente organizzatrice, tenace ed energica nel difendere i diritti della libertà dell’insegnamento della religione nella scuola, accogliente e discreta della povera gente di cui cercava il vero bene.
Conclusa l’esperienza di Vidardo, sempre decisa ad entrare in una Congregazione religiosa, Francesca vide nuovamente allontanarsi la realizzazione del suo desiderio che si faceva sempre più pressante. Mons. Antonio Serrati che l’aveva conosciuta  essendo parroco di Vidardo, divenuto parroco di Codogno, (sempre nella provincia lodigiana), pensò che Francesca poteva essere la persona adatta per sanare l’incresciosa situazione di un orfanotrofio detto “Casa della Provvidenza”, di quel paese che, tenuto da due strane signore che avevano investito il loro denaro in quell’opera, era uno scandalo per la cattiva conduzione, la mancanza di organizzazione ed il cattivo spirito che vi regnava. Anche questa volta Francesca accettò per la promessa che le veniva fatta: sarebbe stato per poco tempo, ed lì avrebbe potuto coronare il suo sogno di consacrarsi a Dio, poiché il Vescovo aveva intenzione di erigere quella casa a istituzione religiosa.
Il “poco tempo” divenne un periodo di 6 anni durante i quali la giovane maestra maturò ulteriormente la sua fede, nel silenzio e nell’attesa che il progetto di Dio su di lei si svelasse; tra sofferenze, gelosie,  incomprensioni, acuite dal fatto che i superiori avevano deciso che lei fosse la nuova Superiora, diede nuova prova delle sue capacità pacificatrici, apostoliche e organizzative. L’intimo rapporto con il Cuore di Gesù, le diede la forza di continuare a sognare la missione coinvolgendo anche alcune giovani che come lei, sentivano la vocazione missionaria.
E l’ora di Dio arrivò quando il Vescovo di Lodi, Mons. Domenico Gelmini, riconoscendo insanabile quella situazione, non volle ulteriormente sacrificare la giovane religiosa. La chiamò e le disse: “So che vuoi farti missionaria, io non conosco Istituti Missionari, fondane uno tu”. Al che Francesca rispose: “Cercherò una casa”. Il 14 Novembre 1880, fondava l’Istituto Missionarie del Sacro Cuore di Gesù.
Iniziò così la sua avventura missionaria orientata tutta a prepararsi alle Missioni della Cina che fin dall’infanzia aveva desiderato, ma il rapido sviluppo della sua istituzione, le fondazioni, la fama delle sue capacità e soprattutto delle sue qualità cristiane ed apostoliche, le tante giovani che chiedevano di aderire al suo Istituto, attirarono l’attenzione del Vescovo di Piacenza, Mons. Giambattista Scalabrini che la invitò a dedicarsi agli emigranti italiani che a migliaia partivano per le due Americhe in cerca di fortuna e che vivevano in condizioni disperate, soprattutto nell’America del Nord.
Madre Cabrini attese la luce dello Spirito Santo prima di aderire e soprattutto cercò in se stessa le ragioni valide che le avrebbero fatto cambiare così radicalmente rotta missionaria. Fu il Papa Leone XIII con il quale aveva stabilito un profondo rapporto filiale a farla decidere definitivamente  rinunciando al suo sogno lungamente accarezzato.
La sua avventura attraverso le Americhe, ma poi anche in Europa, non conobbe più soste. La dirompente attività in favore degli emigranti italiani la spinse a fondare scuole e orfanotrofi, educandati e centri di accoglienza, ospedali e dispensari provocata dal miserevole stato di tanti fanciulli abbandonati, senza istruzione, spesso orfani perché il padre era morto nelle miniere; ammalati poco capiti dagli ospedali pubblici dove nessuno parlava l’italiano; famiglie divise dalle necessità del lavoro, quartieri interi vittime della malavita; tanta gente ignorante emarginata dai pregiudizi e dalla povertà. La sua opera si estese anche alle miniere, alle carceri, alle piantagioni di cotone, alle costruzioni di strade ferrate, tutti luoghi dove lei e le sue Suore andavano in aiuto degli italiani resi schiavi dalla necessità di guadagnare qualche cosa e spesso travolti dalle difficoltà dell’esistenza. Lottò per loro, per la loro dignità e per ricostituire quell’identità culturale di cui avevano vergogna di parlare. Ma soprattutto lottava perché la religione cattolica non fosse abbandonata e perché l’istruzione religiosa, fosse invece motivo di conforto, crescita umana e cristiana, forza per progredire nella vita ed integrarsi dignitosamente nella nuova cultura senza perdere la propria.
La sintesi cristiana che Madre Cabrini seppe realizzare tra la travolgente attività apostolica e la contemplazione è proprio la base della sua spiritualità; non teorizzò mai la sua esperienza spirituale, attinta soprattutto al culto del Sacro Cuore, ma attraverso la sua mistica cristiana, la sua azione, i suoi gesti, le sue opzioni ed i suoi numerosi scritti, si può arrivare a dedurre alcune chiavi di lettura della sua spiritualità vissuta e sperimentata nella vita missionaria. La sua adesione al progetto d’amore di Dio per l’umanità, maturata nell’imitazione dei sentimenti e delle preferenze del Cuore di Dio, divenne per lei opera di riparazione spirituale e sociale. In un tempo in cui la secolarizzazione voleva sostituire ai grandi valori cristiani quelli della scienza e della tecnica, della libertà senza confini e di un umanitarismo senza anima, Madre Cabrini ripropone  la fede e la speranza nel Dio provvidente e misericordioso che accompagna la storia degli uomini e la trasfigura nel Cristo Redentore. Con umiltà e discernimento, con intelligenza cristiana e modernità, seppe dare alle opere, al denaro, all’iniziativa imprenditoriale quella forza trasformatrice che coopera fattivamente all’opera creatrice di Dio.
Viaggiatrice instancabile attraversò 28 volte l’oceano, percorse migliaia di chilometri in carrozza, in treno, a piedi, a cavallo per attraversare le Ande, amando ed adorando la presenza di Dio in se stessa, nel santuario della sua anima, nelle persone e nei popoli che incontrava con l’unico desiderio di “raccontare le meraviglie dell’Amore di Dio per l’umanità”.
Morì a Chicago, il 22 Dicembre 1917, lasciando un migliaio di Missionarie, circa settanta opere nelle due Americhe ed in Europa. Fu Beatificata nel 1938 e Canonizzata nel 1946. Nel 1950 fu proclamata Madre e Patrona degli Emigranti.
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